# Marco Noris, In frontiera
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Nell'estate del 2017, [[../../Info/Marco Noris|Marco Noris]] percorse a piedi trecento chilometri della frontiera ispano-francese, dal Pas de la Casa fino a Portbou, transitando per molti dei sentieri e dei passi di frontiera che durante la [[../../Themarium/Guerra Civil/Guerra Civil|Guerra Civile]] furono scenario dell'[[../../Themarium/Exilio/Exilio|esilio]] repubblicano. Lo fece senza aver mai compiuto prima alcuna traversata, caricando circa quattordici chili distribuiti in due zaini e accompagnato da una guida esperta di montagna, Amaranta Amati. Durante alcune parti del percorso, che durò venticinque giorni, alcuni amici e familiari di Noris lo accompagnarono puntualmente: gli fornirono acqua e altre provviste, camminarono al suo fianco o gli offrirono persino riparo per qualche notte. Ciononostante, per la maggior parte del tempo, Noris e Amati camminarono da soli, fino al ventesimo giorno della traversata, quando la guida terminò l'accompagnamento e l'artista proseguì il cammino in solitario.
Noris non compì questo tragitto con uno scopo meramente sportivo né come un'attività puramente escursionistica. La traversata in sé costituì un progetto artistico i cui assi strutturali erano [[../../Themarium/Caminar/Caminar|camminare]] e dipingere, poiché, durante la lunga escursione, l'artista cercava le *mughe*[^1] che segnavano il cammino, e si fermava davanti a ciascuna per dipingerla, o per dipingere il [[../../Themarium/Paisaje/Paisaje|paesaggio]] circostante o qualsiasi elemento dell'ambiente che gli paresse interessante. Possiamo dunque affermare che *[[../_proyectos/En frontera - it|In frontiera]]* partecipa di due grandi tradizioni artistiche: il *pleinairismo* nato nel XIX secolo, e l'insieme di pratiche che, soprattutto a partire dal situazionismo – ma anche prima, con il dadaismo –, trovano nell'azione del [[../../Themarium/Caminar/Caminar|camminare]] una forma di indagine e produzione estetica.
Tuttavia, possiamo anche affermare che il progetto di Noris non si ascrive facilmente a nessuna di queste tradizioni. Da un lato, molte pratiche il cui elemento centrale è il fatto di [[../../Themarium/Caminar/Caminar|camminare]], in particolare la tradizione della deriva situazionista, si sviluppano nell'ambiente urbano e nelle sue periferie, e spesso integrano il caso nel loro svolgimento. Al contrario, la traversata di Noris si svolse principalmente in montagna – sebbene attraversasse anche alcuni comuni e ambienti semiurbani – e fu un'azione che l'artista preparò previamente in modo dettagliato: studiò a fondo l'intero percorso, identificò i punti di accampamento e riposo e implementò una complessa logistica di approvvigionamento per l'intero viaggio. D'altro lato, se nella pittura *plein air* l'esercizio di uscire e lavorare all'esterno si pone in funzione delle necessità del processo di lavoro e a beneficio della futura opera, nel progetto di Noris, al contrario (sebbene la registrazione di ciascuna delle mughe attraverso la pittura fosse prioritaria), l'esecuzione dell'opera e il criterio artistico rimasero in buona misura subordinati alla funzionalità imposta dalla logistica della traversata. Come esempio si può menzionare l'astuccio piccolo, leggero, trasportabile e resistente che l'artista progettò affinché le pitture potessero asciugarsi una volta terminate, o anche la decisione che prese, poco dopo aver iniziato il percorso, di optare per disegnare o dipingere con pennarelli molti dei cippi per poter andare più in fretta ed evitare che l'azione artistica alterasse il calendario generale del progetto.
Nonostante il progetto di Noris possa sembrare un'azione di registrazione, di inventario, si allontana considerevolmente dalla natura razionale e fredda di queste attività. L'artista conosceva l'esistenza di registri fotografici esaustivi di tutti i cippi della frontiera, e di fatto li utilizzò puntualmente per preparare e pianificare la traversata. La sua motivazione, dunque, non rispondeva a un bisogno di dare visibilità a elementi inosservati, bensì alla volontà di comprendere questi segni funzionali attraverso un'esperienza vitale, plasmando una rappresentazione che, lungi dalla registrazione istantanea e meccanica della macchina fotografica, incorporasse il suo gesto e il suo tempo, il suo modo di essere lì in quel momento concreto. Ogni pittura e ogni disegno delle mughe di *[[../_proyectos/En frontera - it|In frontiera]]* contiene, in modo più o meno velato, le condizioni della traversata, l'esperienza di percorrere a piedi un cammino. Uno dei principali significati del progetto di Noris è, pertanto, l'appropriazione e la risignificazione di segni geopolitici impersonali a partire dalla vivenza.
Durante il tratto di traversata che percorsi con l'artista nell'arco di una giornata particolarmente piovosa e fredda, Noris mi raccontò che, in una parte concreta del percorso in cui il sentiero attraversava in modo intermittente la frontiera, ogni volta che si addentrava in territorio francese riceveva sul cellulare il messaggio che il Ministero degli Affari Esteri invia ai cittadini quando arrivano in un altro paese. Erano questi messaggi a fargli capire che aveva cambiato paese, e non un elemento distintivo o qualche alterazione significativa del cammino. Sul territorio, da un lato e dall'altro di questo limite frontaliero, si poteva osservare lo stesso tipo di mucche, rocce, cespugli e alberi, totalmente indifferenti a una distinzione politica che sul terreno diventa impercettibile e indistinguibile. Pertanto, un altro dei significati di *[[../_proyectos/En frontera - it|In frontiera]]* è la constatazione che ogni frammentazione politica del territorio è convenzionale, che le montagne, i mari e le valli costituiscono un continuo, diviso unicamente da leggi. In un'Europa che converte le sue [[../../Themarium/Fronteras/Fronteras|frontiere]] in limiti sempre più invalicabili ed escludenti, il progetto di Noris sottolinea l'arbitrarietà di queste barriere. La sua vita nomade durante un mese può essere letta come un'azione di conquista di quello "spazio liscio" libero da ostacoli che definiscono Deleuze e Guattari[^2], e che si contrappone allo "spazio striato" dello Stato.
Eduardo Martínez de Pisón afferma che la comprensione completa della montagna richiede di addentrarsi in essa, percorrerne i sentieri, ascenderla, e che solo gli artisti che lo hanno fatto possono dare una risposta artistica della montagna che sia profonda e coerente[^3]. *[[../_proyectos/En frontera - it|In frontiera]]* è la ricerca di [[../../Info/Marco Noris|Marco Noris]] di questa comprensione assoluta del territorio. Ed è anche la sua risposta.
**[[../../Info/Ecosistema/Alexandra Laudo|Alexandra Laudo]]**, 2018
### Materiali
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[^1]: *[[../../Fragmentarium/Muga|Muga]]* è uno dei termini che in catalano occitano si utilizzano per designare i cippi di frontiera, i punti di riferimento che delimitano un cammino o un passo frontaliero.
[^2]: Deleuze, Gilles, e Guattari, Félix. *Mille piani. Capitalismo e schizofrenia.* Roma: Castelvecchi, 2017.
[^3]: Martínez de Pisón, Eduardo. *La montaña y el arte.* Madrid: Fórcola, 2017.