# Macchina automatica / no anima[^1]
> [!noteinfo]
> Marco Noris · 14.01.2025 · Aggiornato il 24.03.2026 · [[2026-03-24-Màquina automàtica no ànima|ES]] · [[2026-03-24-Macchina automatica no anima|IT]] · [[2026-03-24-Macchina automatica no anima - en|EN]] · [[2026-03-24-Màquina automàtica no ànima|CA]] · #the_machine #Barcelona #device #it-lang #ruins
![[../images/photos/Sin techo en Barcelona - 12.01.2025.jpg]]
<span class="caption">Barcellona, 12 gennaio 2025</span>
Un uomo dai tratti asiatici dorme seduto sulla soglia di una vetrina. La sua espressione è tesa, sofferente, non è chiaro se sia ancora vivo. Dall'altro lato del vetro, una ragazza è seduta al tavolo di una caffetteria, con le cuffie, assorta nel suo computer. Non è evidente chi sia arrivato prima, ma ciò che risulta chiaro è che la presenza dell'uomo non sembra catturare minimamente la sua attenzione.
Ricordo quando arrivai a Barcellona più di vent'anni fa, con quale sorpresa guardavo l'indifferenza dei passanti verso le condizioni dei senzatetto. Io che arrivavo dalla ricca provincia del nord Italia, non ero abituato a questo. Era raro trovare gente distesa per terra, cosa che ancora si considerava una questione grave. Vent'anni dopo, il numero dei senzatetto è aumentato in modo considerevole e con esso, il dolore pungente che mi provoca l'indifferenza sistemica verso questa umanità scartata e abbandonata. Un'indifferenza alla quale mi sono adattato, alimentandola, come nel caso della foto che apre queste righe. Come tutti, sono talmente assuefatto a queste scene che il mio interesse verso le condizioni di quest'uomo si è limitato a questa fotografia e a queste righe. Fosse vivo o morto, sofferente o addormentato, era questione di *altri*.
Quest'immagine sembra una messa in scena del nuovo *Zeitgeist* contemporaneo. Separati da un sottile vetro, da un lato la comodità tecnologizzata dell'*umanità integrata*, dall'altro gli *altri*, gli *scarti*. Il fatto in sé non è nuovo, ciò che fa la differenza è quello che non si vede. O quello che si dà per scontato.
Le questioni che mi si sollevano sono diverse, ma la più urgente è: chi dovrebbe essere l'*altro* incaricato di risolvere l'emergenza di una vita umana?
La ragazza con le cuffie nella caffetteria siamo noi di fronte alla sofferenza altrui. Il vetro della vetrina è lo schermo[^2] — superficie che protegge e che proietta, barriera che trasforma l'emergenza in spettacolo e lo spettatore in innocente. La distanza tra un uomo sfinito che dorme su una soglia e un genocidio che viene trasmesso in diretta è solo una questione di scala: il meccanismo è lo stesso, continuiamo ad aspettare che un altro agisca. Il neutrale, alla luce dell'ingiustizia, sta dalla parte dell'oppressore,[^3] ma lo è anche l'attesa. Aspettare che un altro se ne faccia carico è già una forma di complicità.
L'indifferenza verso il senzatetto non è crudeltà individuale, è automatismo sistemico.[^4] Così assorbiti nel nostro ciclo — produci/consuma/divertiti/muori —, sembriamo macchine che hanno smesso di registrare l'altro come umano. *Super comunicati, super connessi, zero emozioni, zero coscienza*.[^5] Il dispositivo si è trasformato in strumento della nostra stessa sottomissione,[^6] e con esso la capacità di vedere l'altro si è ridotta al gesto di fotografarlo, commentarlo e andare avanti.[^7]
[^1]: La frase "macchina automatica no anima" compare nella canzone *A Tratti* dei CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti), inclusa nell'album del 1997, *Tabula Rasa Elettrificata*.
[^2]: Vedi [[../../Libellus/_incisiones/Schermi|Schermi]]: «Da cosa ci proteggono i nostri schermi?»
[^3]: American Gods, citato in [[../../Libellus/_posts/2023-10-11-Palestina|Palestina]].
[^4]: [[../../Themarium/Personæ/Franco Battiato|Franco Battiato]] in *Shock in My Town* (1998) osservava il comportamento umano come un entomologo: «Stiamo diventando come degli insetti, simili agli insetti». [[../../Themarium/Personæ/Luciano Bianciardi|Luciano Bianciardi]] proponeva ne *[[../../Lecturas/Books highlights/La Vita Agra|La vita agra]]* che «la rivoluzione deve cominciare in interiore homine», rinunciando ai meccanismi che ci automatizzano.
[^5]: [[../../Verbarium/Drafts/Uomoautoma|Uomoautoma]].
[^6]: Vedi [[../../Vivarium/Il dispositivo come strumento di sottomissione|Il dispositivo come strumento di sottomissione]]: «Ci siamo trasformati in prolungamenti umani delle macchine che abbiamo inventato».
[^7]: Vedi [[../../Vivarium/È assente l'umanità del dispositivo|Assenti]]: «È assente l'umanità del dispositivo».